BELCEA QUARTET

  • Teatro Argentina
  • giovedì 06 Febbraio 2020
  • ore 21

 
BELCEA QUARTET
Corina Belcea violino
Axel Schacher violino
Krzysztof Chorzelski viola
Antoine Lederlin violoncello
 
 
Ludwig van BEETHOVEN
Quartetto in fa maggiore op. 59 n. 1 “Rasumowsky”
Quartetto in mi bemolle maggiore op. 127

 

Ciclo integrale dei Quartetti per archi di Beethoven

 

Second concert dedicated to the Beethoven anniversary, with two significant quartets in the interpretation of one of the most surprising and original string ensembles.

 

Ciò che sembra essere l’impulso predominante alla guida di questa musica è la brama di libertà dell’uomo, l’inesauribile desiderio di espandere i propri limiti e di scoprire la verità su sé stessi in questo processo”. Quello che scrive il Belcea Quartet nell’introduzione alla sua registrazione dell’integrale dei Quartetti di Beethoven può essere descritto come il credo artistico dell’ensemble, le cui diverse radici culturali lo rendono aperto, dinamico e libero nell’espressione. Fondato al Royal College of Music di Londra nel 1994, il Belcea risiede in Gran Bretagna, ma la violinista rumena Corina Belcea e il violista polacco Krzysztof Chorzelski, i due fondatori, vi trasmettono la tradizione musicale dei paesi d’origine, che si allarga ai colleghi francesi Axel Schacher (violino) e Antoine Lederlin (violoncello), e accoglie l’esperienza dei loro mentori, i Quartetti Alban Berg e Amadeus.

Quartetto residente della nuova Pierre Boulez Saal di Berlino, e dal 2010, insieme all’Artemis Quartet, Quartetto in residenza alla Konzerthaus di Vienna, il Belcea Quartet è una delle formazioni da camera più prestigiose sulla scena internazionale, con un repertorio che spazia fra secoli di storia della musica e una pluripremiata e vasta discografia, fra cui la registrazione live dell’integrale dei Quartetti di Beethoven, premiata con un Gramophone Award.

Sarà dunque imperdibile l’appuntamento al Teatro Argentina che vedrà il Belcea eseguire due significativi Quartetti beethoveniani: il Settimo, ovvero l’op. 59 n. 1, primo della raccolta dei tre Quartetti “russi” composti fra il 1805 e il 1806, dedicati al conte Rasumowsky, ambasciatore russo a Vienna, e in cui ritroviamo in omaggio al suo mecenate melodie popolari russe. Di vent’anni successivo è il dodicesimo Quartetto, l’op. 127, primo della serie degli ultimi quartetti beethoveniani, con lo splendido Adagio, fra le pagine più sublimi dell’ultimo Beethoven.

 

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