PAVEL HAAS QUARTET

  • Teatro Argentina
  • giovedì 05 Dicembre 2019
  • ore 21

Veronika Jarůšková violino
Marek Zwiebel violino
Jiří Kabát viola
Peter Jarůšek violoncello

 

 

Ludwig van BEETHOVEN

Quartetto in do maggiore op. 59 n. 3 “Rasumowsky”

 Quartetto in si bemolle maggiore op. 130

 Grosse Fuge in si bemolle maggiore op. 133

 

Ciclo integrale dei Quartetti per archi di Beethoven

 

 

Un nuovo progetto segna la stagione n. 199 dell’Accademia Filarmonica Romana che in occasione della ricorrenza dei 250 anni della nascita di Beethoven, presenta l’integrale dei suoi Quartetti per archi che affiderà di volta in volta a formazioni cameristiche di prestigio assoluto per ripercorrere la scrittura quartettistica che ha scandito per quasi trent’anni la produzione musicale di Beethoven, dalla raccolta dei sei Quartetti op. 18 la cui prima stesura è datata 1798 fino al Quartetto op. 135 del 1826.

Ad aprire il ciclo sarà il Pavel Haas Quartet, giovane e già affermatissima formazione ceca nata a Praga nel 2002, che dopo la vittoria al Concorso Borciani nel 2005 si è affermato come uno dei più interessanti quartetti dei nostri giorni, ospite delle più prestigiose sale concertistiche, e già vincitore di cinque Gramophone Awards per le incisioni discografiche. Il Quartetto, che ha studiato con Milan Škampa (leggendario violista del Quartetto Smetana), trae il proprio nome dal compositore ceco Pavel Haas, prigioniero nel campo di lavoro di Theresienstadt e morto ad Auschwitz nel 1944.

Il concerto al Teatro Argentina si apre con il terzo Quartetto della raccolta dell’op. 59 scritto fra il 1805 e il 1806 e che Beethoven dedicò all’aristocratico russo Andreas Rasumowsky, che a Vienna ricopriva la carica di ambasciatore (nonché dilettante violinista) e che fu suo prezioso mecenate. Di venti anni successivi sono il Quartetto op. 130 e la Grande Fuga op. 133 che completano il programma della serata. Il primo si richiama al genere del Divertimento settecentesco, con sei movimenti che alternano in modo calibrato tempi rapidi e lenti, mentre la Grande Fuga op. 133 (inizialmente posta a movimento finale dell’op. 130), con dedica all’arciduca Rodolfo, rimane una delle pagine più ambiziose e avveniristiche di Beethoven, imponente capolavoro di scrittura contrappuntistica.

 

 

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