L'AFFARE VIVALDI

  • TEATRO ARGENTINA
  • giovedì 07 Marzo 2019
  • ORE 21
 
Ensemble Modo Antiquo
Federico Guglielmo violino solista
Raffaele Tiseo violino
Paolo Cantamessa violino
Pasquale Lepore viola
Bettina Hoffmann violoncello
Nicola Domeniconi contrabbasso
Gianluca Geremia tiorba
Federico Maria Sardelli direzione, flauto, narrazione 
 
Federico Maria Sardelli drammaturgia
 
Testo da L’Affare Vivaldi
di Federico Maria Sardelli  (ed. Sellerio)
 
Antonio VIVALDI
Concerto in re minore per violino, archi e basso continuo RV 813  
Sonata in sol maggiore per violino, violoncello e basso continuo RV 820  
Concerto in sol maggiore RV 438 per flauto traversiere, archi e basso continuo 
Sonata in re minore per due violini e basso continuo op. I, n. 12, RV 63 La Follia
Concerto in mi minore per violino, archi e basso continuo da La Stravaganza
op. IV, n. 2, RV 279
 
Un concerto-reading interamente dedicato all’opera di Antonio Vivaldi ispirandosi al testo l’Affare Vivaldi di Federico Maria Sardelli, edito da Sellerio, vincitore del premio Comisso 2015 per la narrativa. Tra musiche inedite del giovane Vivaldi, eseguite da Modo Antiquo, una delle formazioni più accreditate per questo repertorio, la narrazione di Sardelli si muove su diversi itinerari dando allo spettatore l’opportunità di seguire, sia sul piano musicale, sia sul piano musicologico, l’affascinante percorso di un enorme patrimonio musicale che ha rischiato di andare perduto.
 
La fortuna popolare delle Quattro stagioni di Vivaldi ha infatti certamente reso il nome del compositore familiare al grande pubblico al punto forse di costituire un ostacolo alla conoscenza più ampia della sua opera, vasta, complessa e affascinante. I molti appassionati di Vivaldi pur apprezzando le sue composizioni orchestrali, la musica vocale, sia sacra che profana, non sanno però che grandissima parte dell’opus vivaldiana è rimasta per secoli sepolta nella biblioteca di famiglie aristocratiche più o meno decadute, e che ha rischiato di non veder mai la luce.
 
Il Prete Rosso, passato di moda dopo una vita di successi, morì in miseria e indebitato fino al collo. I manoscritti con la sua musica inedita, raccolta in centinaia di partiture autografe, passarono di mano in mano fra bibliofili e lasciti ereditari, scomparendo per quasi due secoli. Riemersero, seguendo vie accidentate e occulte, grazie al congiungersi dell’avidità di un vescovo salesiano e l’intelligente intuito di due studiosi appassionati, Gentili e Torri, musicologo dell’Università di Torino il primo, e direttore della Biblioteca Nazionale della città il secondo. Ma da questo momento in poi gli autografi del musicista veneziano dovettero passare nuove disavventure. Causa stavolta l’indifferenza dello Stato, l’odiosa idiozia antisemita del regime fascista, l’opportunismo e l’ingratitudine dei nuovi padroni dell’Italia.
 
Sardelli, che è fra i massimi esperti di Vivaldi, nonché scrittore satirico, ricostruisce il destino delle carte del compositore. È un apologo, umoristico e tragico, della ben nota insensibilità dello Stato italiano verso i suoi patrimoni più nobili, e della sua ingratitudine. Ma vuole anche ristabilire una verità storica ed essere un tributo.

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