QUARTETTO DELLA SCALA e FABRIZIO MELONI

  • TEATRO ARGENTINA
  • giovedì 31 Gennaio 2019
  • ORE 21
 
Fabrizio Meloni clarinetto 
 
Francesco Manara violino
Daniele Pascoletti violino
Simonide Braconi viola
Massimo Polidori violoncello
 
Wolfgang Amadeus MOZART
Quintetto in la maggiore per clarinetto
di bassetto e quartetto d’archi K 581
 
Matteo D’AMICO
Variations Mozart (2017)
per quartetto d’archi e clarinetto
 
Johannes BRAHMS
Quintetto in si minore per clarinetto e archi op.115
 
La prima formazione del Quartetto d’archi della Scala è storica e risale al 1953, quando le prime parti svilupparono un importante discorso musicale cameristico seguendo l’esempio delle più grandi orchestre del mondo. Nel corso dei decenni il Quartetto è stato protagonista di importanti eventi musicali e registrazioni; dopo qualche anno di pausa, nel 2001, quattro giovani musicisti, già vincitori di concorsi solistici internazionali e prime parti dell’Orchestra del Teatro, decidono di ridar vita a questa prestigiosa formazione, sviluppando le loro affinità musicali già consolidate all’interno dell’Orchestra, e avviandosi verso un percorso artistico che li ha portati a suonare nelle più prestigiose istituzioni concertistiche in Italia e all’estero. Di loro il maestro Riccardo Muti ne ha elogiato la “rara eccellenza tecnica e musicale, la bellezza del suono e la preziosa cantabilità”. Sono i violinisti Francesco Manara e Daniele Pascoletti (che suonano rispettivamente un violino Giovanbattista Guadagnini del 1773 e un Antonio e Girolamo Amati del 1590), il violista di Simonide Braconi (con la sua viola Giovanni Gagliano del 1800) e il violoncellista Massimo Polidori. Insieme a loro si unisce un’altra prima parte dell’Orchestra scaligera, il clarinettista Fabrizio Meloni.
 
Programma tutto dedicato a questo particolare organico, con il Quintetto K 581 per clarinetto di bassetto e archi di Mozart e il Quintetto op. 115 per clarinetto e archi di Brahms. Fra le due composizioni, Variations Mozart per clarinetto e quartetto d’archi (2017) di Matteo D’Amico, un omaggio al fascino geniale di Mozart, scritto per l’ensemble di questa sera. “Questo breve brano – come racconta lo stesso D’Amico - non è un pezzo ‘alla maniera di Mozart’, ma organizza il suo percorso sulle solide tracce della forma del Tema con Variazioni, utilizzando uno stile e un linguaggio del tutto personali. Il tema, quello sì, è di Mozart, trattandosi dell’ariaPorgi amor qualche ristoro’ dal secondo atto delleNozze di Figaro’. Ma lo si ascolta, all’inizio, già un po’ trasformato, avvolto com’è in delicate e stranianti volute intessute dagli archi inpianissimo’. Seguono sei variazioni, dal carattere molto diverso l’una dall’altra, che, pur abbandonando ben presto i profili melodici più riconoscibili del tema, ne salvaguardano diversi elementi strutturali: incisi ritmici, accordi e tonalità d’impianto di sol maggiore.

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