Elio Pandolfi e Marco Scolastra Elio Pandolfi e Marco Scolastra

IL PRINCIPE FELICE

  • SALA CASELLA
  • domenica 07 Gennaio 2018
  • ore 17.30

IL PRINCIPE FELICE
un racconto con musica
 
 
Elio Pandolfi voce narrante
Marco Scolastra pianoforte
 
 
Testo
Il principe felice di Oscar Wilde
 
 
Musica
Edward Elgar: Dream Children op. 43
Edward Elgar: Salut d’amour op. 12
Benjamin Britten: Five Waltzes
Benjamin Britten: Moderato & Notturno da Sonatina Romantica
Carl Nielsen: The Spinning Top op. 11 n. 2
 
 
 
Presentazione
 
«Il principe felice è un racconto di Oscar Wilde scritto nel 1888. Alcune rondini partono per migrare in Egitto, ma una di loro trova un giunco, se ne innamora e decide di restare con lui. Sei settimane dopo se ne stanca e decide di partire anche lei, ma durante il viaggio trova la statua del Principe Felice, molto sfarzosa con due rubini al posto degli occhi e una gemma sulla spada. Il Principe è molto triste vedendo nella sua città tanta gente povera e convince la rondine a prendere la gemma e a darlo ad una povera signora con il figlio malato, e per fare questo la rondine rimane a dormire con il Principe rimandando la partenza. I giorni seguenti la rondine porta un rubino ad uno studente che stava scrivendo una commedia ed aveva molto freddo, mentre l’altro lo porta ad una povera fiammiferaia. Il Principe rimane cieco e la rondine gli promette di restare sempre con lui. Il giorno seguente il Principe chiede alla rondine di togliere la lamina d’oro che lo rivestiva e portarla agli orfanelli della città. Quando arriva il freddo la rondine muore e al Principe gli si spezza il cuore morendo. Il Sindaco della città fa fondere la statua ma il cuore rimane intatto e viene buttato nella discarica accanto alla rondine. Un angelo li raccoglie e li porta in Paradiso e li consegna a Dio.»
Filippo Terrosi
 
«Da giovincello andavo a studiare in terrazzo per godermi un po’ di sole, stare in pace con il buon Dio e con me stesso. Il 21 marzo, al giungere della primavera, arrivavano anche tante… tante rondini. Di corsa andavo a dar loro il benvenuto, godendomela nel vederle costruire nidi d’amore e di felicità. Qualche volta perdevano il volo. Le raccoglievo unendo le mani per farle rivolare. Ci riuscivo spesso. Se mancavo qualche giorno, trovandole morte, le avvoltolavo in una carta d’argento, mettendole sotto una tegola. Quante tegole - sopra il tetto del terzo piano del “Gioberti” - hanno ospitato le mie rondinelle pellegrine!».
Elio Pandolfi