ALESSANDRO TAVERNA

  • SALA CASELLA
  • domenica 29 Ottobre 2017
  • ORE 17.30

 
Esecuzione integrale delle 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven
parte seconda
 
 
ALESSANDRO TAVERNA pianoforte
 
 
Ludwig van Beethoven
Sonata in mi bemolle maggiore op. 27 n. 1 “Sonata quasi una fantasia”
Sonata in do maggiore op. 53 “Waldstein”
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Michele dall’Ongaro
Autodafè
 
Ludwig van Beethoven
Sonata in la bemolle maggiore op. 110
 
 
 
Introduzione al concerto a cura di Guido Zaccagnini
 
 
Affermatosi a livello internazionale al Concorso Pianistico di Leeds nel 2009, Alessandro Taverna, classe 1983, si esibisce in tutto il mondo nelle più importanti istituzioni musicali, dal Teatro alla Scala di Milano al Musikverein di Vienna, dalla Konzerthaus di Berlino alla Wigmore Hall e la Royal Festival Hall di Londra, sotto la direzione di Maazel, Chailly, Luisi, Harding e altre celebri bacchette, con orchestre quali la Filarmonica della Scala, i Münchner Philharmoniker, la Royal Philharmonic Orchestra, l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, etc. Veneziano di nascita, si è formato con Laura Candiago Ferrari alla Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro (dove ora insegna, alternandosi alla cattedra del Conservatorio di Campobasso) diplomandosi a 17 anni e con Franco Scala all'Accademia Pianistica di Imola. Si è perfezionato all’Accademia Santa Cecilia di Roma con Sergio Perticaroli, alla Hochschule für Musik di Hannover con Arie Vardi e alla Lake of Como Piano Academy. Nel 2012 ha ricevuto al Quirinale da Giorgio Napolitano il “Premio Presidente della Repubblica”, per meriti artistici e per la sua carriera internazionale.
 
Per Beethovenklavier esegue tre Sonate beethoveniane, che si alterano al pezzo Autodafè di Michele dall’Ongaro. La prima è l’op. 27 n. 1, pubblicata nel 1803 come Sonata quasi una fantasia pronta a sperimentare nuove possibilità formali ed espressive superando il dogma della forma-sonata. La “Waldstein”, scritta nel 1804 che prende il nome dal dedicatario, il conte Waldstein, è sonata ‘gemella’ dell’“Appassionata” op. 57, scritta nello stesso periodo: due diverse applicazioni dei medesimi principi, punti d'arrivo in quella indagine delle risorse timbriche e virtuosistiche dello strumento che il compositore aveva tenacemente perseguito negli anni precedenti. Infine l’op. 110, finita di scrivere nel 1821, che insieme alla 109 e 111 rientra nelle ultime tre Sonate per pianoforte, è una vera e propria sfida interpretativa e tecnica, tra le sue opere più complesse e più difficili del repertorio odierno.
 
 

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