MIGUEL ANGEL BERNA

  • TEATRO OLIMPICO
  • da mercoledì 12 Aprile 2017
  • a giovedì 13 Aprile 2017
  • ORE 21

Cardía
 
 uno spettacolo di
Miguel Ángel Berna e Manuela Adamo
con la collaborazione di
Brizio Montinaro e Ziya Azazi
 
consulenza storica-antropologica
Andrea Carlino prof. storia della medicina Università di Ginevra
 
regia e coreografia
Miguel Ángel Berna, Manuela Adamo
 
coreografo invitato Ziya Azazi
 
direzione musicale
Alberto Artigas, Francesco Loccisano
 
Artista invitato Ziya Azazi
Cantante invitata Maria Mazzotta
 
Musicisti
Federico Laganà tamburello
Josué Barrés cajón
Francesco Loccisano chitarra battente e classica
Alberto Artigas liuto-bandurria
 
Ballerini
Miguel Angel Berna, Manuela Adamo,
Ziya Azazi, Pablo Perez, Miriam Abad,
Elia Lozano, Estibaliz Barroso
 
luci Josema Hernandez
fonico Quique Cruz
direttore tecnico Sergio Claveras
 
 
Porta il titolo Cardía, il nuovo spettacolo del ballerino e coreografo spagnolo Miguel Ángel Berna e di Manuela Adamo, che si avvale della collaborazione dell’attore e scrittore salentino Brizio Montinaro e del ballerino e coreografo turco Ziya Azazi. È un viaggio nell’anima di due regioni del sud d’Europa: l’Aragona e il Salento, terre distanti, si dirà, oggi diverse, addirittura estranee, benché abbiano condiviso un tratto di storia quando agli albori dell’età moderna gli aragonesi governarono l’Italia meridionale. Eppure, scavando nelle tradizioni, nella memoria popolare, nei recessi del patrimonio immateriale di queste terre si scorgono affinità inaspettate, curiose coincidenze, tracce, forse, di una patria culturale comune: musiche e balli per curare il mal-essere miticamente generato dal morso di un ragno o di uno scorpione; canti e lamenti di prefiche che accompagnano la straziante separazione dei morti dai vivi; coltelli e bastoni che maneggiati con maestria riproducono in un disegno coreutico perfetto la tensione di scontri e duelli. Coincidenze o convergenze? La ricerca, ai primi passi su questi temi, è ancora da approfondire. Si tratta comunque di segni che attestano una sensibilità comune, modi analoghi che le tradizioni popolari, superando i confini posti dalla storia, preservano e tramandano per scandire i tempi e i fatti della vita.
 
I gesti, le danze, le musiche e le parole che compongono Cardía sono, dunque, quelli che nei secoli, per coincidenza o per convergenza, hanno dato voce in queste due regioni agli accadimenti che segnano il volgere dell’umana avventura, quelli che irrompono nel quotidiano e sembrano alterare per sempre l’ordine del mondo, quelli che agitano le passioni, alterano gli equilibri, scompaginano l’esistenza. Amore, disperazione, follia; sofferenza, malattia, remissione del male; i conflitti che scuotono il quotidiano, per rabbia, onore o vendetta; la morte, soprattutto, l’estremo dramma della perdita di una persona cara; e poi la vita, di nuovo, che festosamente ricomincia. Sono questi gli aspetti di un ciclo vitale costellato di emozioni, gioie e dolori che, in Aragona come in Salento, sono narrate, commentate, addomesticate da rituali, canti e poesia. Essi esprimono la volontà di una comunità intera di attraversare le temperie individuali e di ristabilire l’ordine del mondo, facendo appello insieme, coralmente, al savoir-faire e al savoir-vivre perpetuato in antiche tradizioni.
Elemento centrale di questa vicenda mondana e delle sue rappresentazioni, nella storia viva come in questo spettacolo, è il cuore - cardia, sacello dell’anima sensibilis, organo che sente, tripudia e patisce.
 
prima rappresentazione italiana