Un'infinita primavera attendo Mimmo Paladino

Un'infinita primavera attendo

  • Teatro Palladium
  • venerdì 09 Dicembre 2016
  • ore 21

Un’infinita primavera attendo

opera in un atto di Sandro Cappelletto
musica di Daniele Carnini
 
alla memoria di Aldo Moro nel centenario della nascita
 
una produzione Accademia Filarmonica Romana
in coproduzione con Istituto della Enciclopedia Italiana
fondata da Giovanni Treccani
 
con il sostegno di
Presidenza del Consiglio dei Ministri 
Errebian S.p.A.
 
In collaborazione con
Comitato promotore per le celebrazioni del centenario della nascita di Aldo Moro, Centro documentazione Archivio Flamigni, Direzione generale Archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo, Roma Tre Orchestra e Teatro dell'Opera di Roma
 
nell'ambito della rassegna
"La musica da camera dal barocco al contemporaneo"
sostenuta dalla Regione Lazio - Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili

 

 Il Presidente – Daniele Adriani
La Segretaria – Sabrina Cortese
Uno Studente – Chiara Osella
Il Cardinale/Giornalista II – Luca Cervoni
Il Politico italiano/un Intellettuale italiano – Clemente Daliotti
Il Senatore americano/Giornalista III – Giorgio Celenza
Una donna: Giornalista I/la Moglie del Presidente - Giulia Balossino
Un uomo: Giornalista IV/un Maresciallo - Simone Ruggiero
La ragazza - Chiara Vinci
Gruppo Aikido di Dionino Giangrande
 
Ensemble - Roma Tre Orchestra
Direttore – Gabriele Bonolis
Regia - Cesare Scarton
 
Scenografie – Michele della Cioppa
Proiezioni - Flaviano Pizzardi
Costumi - Giuseppe Bellini
Luci - Andrea Tocchio
Assistente alla regia - Silvia Alù
Assistente scenografa - Maria Rossi Franchi
Maestri collaboratori – Antonello Maio e Diego Procoli
Sopratitoli - Prescott Studio, Firenze
 
Disegno diMimmo Paladino
 
 
Cura del progetto - Matteo D’Amico
Produttore esecutivo - Andrea Posi
Direttore di Produzione - Giulio Micheletti
 
 
L’OPERA
 
        Non il sequestro, non la prigionia, non la morte. Perché la vita di quest’uomo non può essere ridotta ai suoi 55 giorni estremi, trascorsi in una condizione così crudele di violenza e privazioni. Perché, oggi, si corre il rischio di dimenticare l’originalità della sua eccezionale statura politica.
        L’opera scritta in questo 2016, centenario della nascita di Aldo Moro, si propone come testimonianza e racconto, basato su testi dei suoi discorsi e interviste, su lettere e appunti, inviati e ricevuti, conservati all’Archivio centrale dello Stato. Il suo interlocutore ideale è la ragazza che guarda dritto in macchina nel video, prima ancora dell’alzarsi del sipario. E ci interroga.
        Che cosa ne sa lei, italiana di oggi, del lascito di questo statista? Della sua formazione, del suo progetto, delle sue certezze, dei suoi dubbi. Del continuo interrogarsi sul senso del proprio impegno, della volontà incoercibile di dialogare, spiegare, ascoltare, comprendere. Della fiducia nel potere della parola. Della sua fedeltà ai valori dell’Italia repubblicana. Dell’affidarsi a una fede che consola, e che molto esige.
        Accanto a lui, due giovani: la segretaria e uno studente, uno tra i tanti studenti dei suoi seguitissimi corsi universitari, ai quali mai volle rinunciare, dispiacendosi semmai di “non poter dare di più” a quei ragazzi. In scena, altri personaggi lo incontrano, più ambigui e sfuggenti, quando non ostili. Sarà allora che il Presidente si sentirà chiuso nel cerchio della solitudine.
Un intellettuale, con cruda lucidità, lo ammonisce: “Chi rimane solo non ha diritto alla pietà. La pagina non sceglie quando deve essere voltata”. Il cammino è tracciato. La tenerezza dell’ultima scena in casa, dalla quale non vorrebbe più separarsi, lo accompagna come un presagio.
        E’ adesso che la ragazza vista all’inizio ritorna. Questa volta in scena, davanti al pubblico. Si mette le mani alle orecchie, come per non sentire, e fugge, fugge, fugge senza fermarsi, via dai troppi misteri di un’Italia che non ha conosciuto e che certamente non le sarebbe piaciuta. Fugge verso “un’infinita primavera”.         
 
                                                   Sandro Cappelletto – Daniele Carnini
 

 

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L’Accademia Filarmonica Romana ringrazia per il sostegno allo sviluppo del progetto il dottor Massimo Bray,
il dottor Mauro Tosti Croce e il dottor Ferdinando Rese
 
Si ringrazia il Centro documentazione Archivio Flamigni per la concessione delle immagini del Fondo Aldo Moro, digitalizzate nell'ambito del progetto Cento anni con Aldo Moro, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri
e dalla Regione Lazio www.aldomoro.eu

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Info e prenotazioni:

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